Le emozioni si vivono. Non si pubblicano.

Stamattina, girando per le news di facebook, sono incappato in questa foto:

Mi sono soffermato su quella frase sottolineata che mi ha portato a riflettere.

Oggi, con l’avvento dei social, c’è questa moda di condividere, con il mondo intero, qualsiasi cosa si voglia, anche le cose più stupide.

Talvolta però, ci spingiamo anche oltre, pubblicando anche le cose più intime, come le nostre situazioni sentimentali, una nostra questione familiare delicata o la nostra situazione salutare.

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Sii te stesso. Punta in alto.

Una cosa che mi ha sempre dato fastidio, è il fatto che, la gente e la società abbiano sempre cercato, in tutti modi possibili, di cambiarmi.

Come ho accennato in alcuni miei precedenti articoli, sono sempre stato un ragazzo particolare.

Odio gli ambienti chiassosi come le discoteche e i party in generale, il mio concetto di divertimento non si basa su alcool e droghe e non punto all’apparire.

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Insegnamenti.

Sapete, una cosa a cui penso sempre è il fatto di aver conosciuto e vissuto tanta sofferenza e tanto dolore.

Tutto questo grazie agli ospedali.

Dico grazie perchè, in un certo senso, è come se gli ospedali mi abbiano insegnato e preparato all’idea di come sarebbe stato realmente il mondo lì fuori e come avrei dovuto affrontarlo.

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Se cadi, Rialzati

sono sempre stato un ragazzo difficile da abbattere, sia dall’interno che dall’esterno.

Pensate che durante il periodo di quando ero ancora in cura, c’era un’anestetista femmina che piangeva ogni volta che doveva tirarmi il sangue perchè non trovava le vene, e di conseguenza aveva paura di farmi male, mentre io le ripetevo ridendo:

“non ti preoccupare, continua, dai che c’è la fai”

E’ incredibile perchè, invece di essere gli infermieri, i medici, a darmi forza, ero io che davo forza a loro.

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Alti e bassi.

Oggi, dopo un pò di tempo che non lo facevo, mi sono messo a leggere il diario in cui mia madre raccontava le giornate di quando ero ancora in cura.

Leggendolo, mi sono accorto che ci sono stati parecchi alti e bassi, ovvero dei giorni in cui stavo bene e dei giorni in cui mia madre e mio padre dovevano correre in ospedale perchè stavo davvero uno schifo.

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Partito da zero.

Sono partito da zero.

il tumore che mi diagnosticarono ad otto mesi era altamente maligno e per di più un caso raro.

Molte persone che vennero prima di me, a cui venne diagnosticato lo stesso mio tipo di tumore non c’è la fecero e per molti medici che mi avevano visitato prima che mio padre mi portasse al Gaslini, reputarono la mia malattia incurabile.

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Animi Forti.

Sapete, mia madre è sempre stata forte caratterealmente, mentre mio padre e mio fratello sono  sempre stati quelli più fragili.

Infatti credo di aver preso proprio il carattere di mia madre, se non addirittura molto più forte di ciò che lei è.

Un evoluzione insomma. Leggi tutto “Animi Forti.”

Perchè fingere?

Fingere.

Nonostante io lo abbia fatto per molti anni, non mi è mai piaciuto questo comportamento, anche se sono stato costretto ad agire in questo modo.

Un pò per vergogna, un pò perchè mi dava fastidio essere aiutato e perchè avevo paura che alla gente non importasse o che non mi capisse.

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